jeudi, 30 mars 2017|

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la vignetta

la vignetta

In Francia, dal XIII secolo, le vignettes indicavano degli ornamenti a forma di rami di viti intagliati sul legno dei mobili ; in seguito quel fregio a forma di foglia o tralcio di vite fu apposto anche per ornare la prima pagina di un libro o l’inizio di ogni capitolo.

Vignetta apposta nell’ultima edizione consegnata da Montaigne nel 1588 comprendente un testo rivisto e interrotto dall’autore. Rilegatura eseguita da l’edizione Seuil.

Nel 1549, per la prima volta, appare nel dizionario di Robert Estienne la definizione di païsage quale « mot commun entre les painctres ». Il paesaggio ha un’origine strettamente pittorica ed è l’oggettivazione della natura tramite uno sguardo prospettico particolare, che la trasforma in un quadro mediante le tre fasi della « circonscrizione », « composizione » e « recezione di lumi » [Leon Battista Alberti, De Pictura]. Montaigne, però, va oltre l’eidetico-immanente immagine vista attraverso l’immobile velo intersettore di Alberti e propone una “prospettiva dinamica”. La descrizione della natura in Montaigne ne rappresenta l’oggettivazione soggettiva sottoposta all’« inclinazione fortuita e molto leggera », al clinamen epicureo. Tale necessità senza destino è la chiave di volta dell’immagine montaignana alle prese con la rappresentazione della « forma sovrana » [III, 2, 1076-1078] insita nel « moto materiale e fisico, azione imperfetta per sua stessa essenza, e senza regola » [III, 9, 1318]. Solo seguendo e assecondando questa « stessa inclinazione, stesso cammino, stessa forza » [III, 2, 1077], Montaigne la carpisce e descrive. Egli descrive il « passaggio » [III, 2, 1067].
Il giardino fu molto apprezzato dallo scrittore bordolese poiché mediante la rappresentazione di un mondo metamorfico, incoativo e caotico porta allʼestremo il principio di opera mobile incarnando la fortuita forza climatica. D’altro canto anche la vigna, arbusto rampicante con portamento naturale irregolare, è simbolo di un movimento « senza regola ».

« I giardini e vigne di questi frati, [i frati della chiesa S. Giovanni e Paolo, posta sopra il Monte Celio ; si legge nel Giornale di Viaggio], sono posti in una bellissima veduta, donde si scuopre la vecchia e nuova Roma (…). »
[J.V. p. 532, 1889 / J.V. p. 115, 1774]

Montaigne è affascinato dal sodalizio “giardini e vigne” : giardini e vigneti simbolizzano la natura caotica da un lato e dall’altro il tentativo umano di “circoscrivere” e “comporre” gli infiniti istanti climatici : « […]Je les [les chambres à Bein de la Villa] reconnus quasi toutes avant que de faire marché, & m’aretai à la plus belle, notammant pour le prospect qui regarde […] de vignes qu’ils plantent autour des montaignes, & les enceignent en forme de cercles & de degrés. » [J.V., p. 402, 1889 / J.V., p. 89, 1774]

Non solo, dunque, giardini realizzati tramite un rigorosamente studiato linguaggio, ma anche vigneti paesaggistici dove le vigne si “compongono” con la natura costruendo un paesaggio-giardino : « [... a Pistoia] Parmi les champs de bled, ils ont force abres bien rangés, & ces abres couverts & ratachés de vigne de l’un à l’autre : ces champs samblent être des jardins. » [J.V., p. 395,1889 / J.V., p. 88, 1774]. O ancora : « (...) C’est une grande beauté de Rome que les vignes & jardins, & leur seson est fort en esté. » [J.V., p. 333, 1889 / J.V., p. 78, 1774]

Sempre restando a Roma si legge : « (...) là, j’avois tousiours quelque occupation (...) : comme à visiter les antiquités, les Vignes, qui sont des jardins & lieus de plesir, de beauté singuliere, & là où j’ai aprins combien l’art se pouvoit servir bien à pouint d’un lieu bossu, montueus, & inégal ; car eus ils en tirent des graces inimitables à nos lieus pleins, & se prævalent très-artificielemant de cete diversité ».
[J.V p. 370, 1889/ J.V., p. 75, 1774]

A loro volta, i Saggi riprendono l’andamento di questi “vigneti paesaggistici” : essi stessi sono delle vignette, sono delle grottesche ; parole che si avvitano inerpicanti attorno ad un oggetto inafferrabile ed inesauribile, l’uomo, un « mostro furioso dalle tante braccia e dalle tante teste. » [II, 12, 617]

Grottesca. Paritcolare degli affreschi della Domus Aurea, I sec. d. C.

« Considerando il procedimento seguito da un pittore in unʼopera che possiedo, mi è venuta la voglia di imitarlo. Egli sceglie il posto più bello e il centro di ogni parete per collocarvi un quadro fatto con tutto il suo talento ; e il vuoto tuttʼintorno lo riempie di grotteschi, che sono pitture fantastiche le quali non hanno altro merito che la loro varietà e stranezza. Che cosa sono anche questi, in verità, se non grotteschi e corpi mostruosi, messi insieme con membra diverse, senza una figura determinata, senzʼaltro ordine né legame né proporzione se non casuale ? [...] Riesco a seguire il mio pittore fino a questo secondo punto, ma rimango indietro nellʼaltra parte, che è la migliore ; infatti la mia presunzione non arriva fino a osar dʼintraprendere un quadro ricco, rifinito e composto a regola dʼarte. » [I, 28, 242-243]

Valentina Cozzi
Assistente HR presso Ferrero International S.A., Luxembourg
Master 2 Filosofia - Università degli Studi di Milano. Tesi : "Montaigne. Il libro, il corpo, i lopins", Pr. Carlo Montaleone.

BIBLIOGRAFIA

- Le citazioni dei Saggi di Michel de Montaigne sono tratte dall’edizione dei Saggi a cura di Fausta Garavini, Adelphi, Milano 20055. L’edizione di riferimento è quella curata da Pierre Villey e diretta da Verdun-Louis Saulnier, Les Essais, PUF, Paris 2004. Il primo numero romano indica il libro (I, II, III) degli Essais, il secondo numero arabo il saggio citato, il terzo numero arabo la pagina.
- Michel de Montaigne, Journal de voyage en Italie par la Suisse et lʼAllemagne en 1580 et 1581, Nouvelle édition avec des Notes par le prof. Alexandre D’Ancona, S. Lapi – Impim.-Éditeur, Città di Castello 1889.
- Michel de Montaigne, Journal de voyage en Italie par la Suisse et lʼAllemagne en 1580 et 1581, A Rome, et se trouve à Paris, chez Le Jay, Librairie, rue Saint-Jacques, au Grand Corneille, 1774.
- Alberti Leon Battista, De pictura, texte latin, traduction française, version italienne, édition de Thomas Golsenne et Bertrand Prévost, revue par Yves Hersant, Éditions du Seuil, Paris 2004.